La nuova musa?

Non mi piacciono le etichette, vanno troppo d’accordo con le generalizzazioni. Purtroppo le prime sono, talvolta, assolutamente indispensabili. Poi t’affezioni troppo all’etichetta che ti descrive, e finisci per dovere difenderla anche se significa contraddire te stesso e il tuo odio per le etichette.

Hardcore gaming: parliamone.
Qualsiasi fonte dotata di una certa obiettività indica che il termine “hardcore gamer” non ha una definizione univoca. A pensarci è strano, sono due parole che si sentono dire molto spesso! Amiamo davvero così tanto riempirci la bocca di parole di cui non conosciamo neanche il significato?

Evidentemente sì.

Tralasciando Wikipedia che reindirizza alla dipendenza da videogiochi quando interpellata sulle due parole magiche, le definizioni che sento dire più spesso sono “persona che ama i giochi difficili” e “giocatore che completa tutto al 100%”. Forse mi sbaglio, ma qualcuno associa in maniera un po’ esagerata i videogiochi all’autoerotismo. Così, per dire.

La mia personalissima definizione suonerà ridicola ai più. Per me un hardcore gamer è una persona che concede grande spazio nelle sue giornate (e in generale, nella sua vita) ai videogiochi, tanto che questa abitudine si eleva in senso esperienziale al punto che il gioco, nato oggetto di consumo, si trasfigura in arte.
Tradotto in parole povere… il gaming, distrazione per natura, diventa una cosa incredibilmente seria per certe persone.

In virtù di questa serietà, non so voi, ma io sento sempre più pesanti i termini “gioco”, “giocare” etc. Mi sento sempre a disagio quando devo dire che sto giocando. Mentre in chat uso la sigla “vg” per aggirare l’ostacolo, nel parlato non ho alcun sostituto adeguato.

Difendo questa categoria per diversi motivi. Tra i più marginali l’odiosa inflazione del termine “nerd” (grazie mille, the Big Bang Theory e soci), ma il più importante è la difesa dei vg come cultura. Qualche rigo sopra qualcuno avrà sicuramente aggrottato le sopracciglia perché ho osato definirli arte, ma, nonostante il titolo, non voglio assolutamente toccare questo discorso, ci sono troppe flame war su youtube in proposito. Mi limito a qualche esempio: il fatto che alla maggior parte dei genitori e degli insegnanti come hobby sembri veramente una perdita di tempo, la quasi-non esistenza di software house italiane (causa ed effetto della quasi-non esistenza di percorsi di studio inerenti al game design), il trattamento osceno che la nostra TV riserva a questo mezzo… ma mi fermo qui.

Credo solo che i vg siano un fenomeno culturale che non ha nulla da invidiare, ad esempio, a quello che nacque nel 1895 grazie ai fratelli Lumière. Forse non ha ancora conosciuto quello che possono essere figure come Michelangelo per la scultura, Dante per la poesia, Mozart per la musica… ma sarà poi vero? Chissà con che occhi guarderemo Shigeru Miyamoto, John Romero o David Cage tra qualche decennio.

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Dynamic Trinity by Matt Burlingame