La malinconia di Gianpaolo Russo

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È molto probabile che Haruhi Suzumiya sia uno dei motivi per cui preferisco le ragazze esuberanti, bizzarre e tsundere. E quindi, indirettamente, che ella sia la causa della mia infelicità sentimentale, dal momento che suddetti aggettivi poco si conciliano con il mio carattere, ma sono affezionato a questo personaggio al punto tale da perdonarla per tutte le notti di pianto passate a causa di un due di picche o di qualsiasi circostanza spiacevole. Odiarla proprio non si può.

Tralasciando il mio patetico tentativo di gettare la colpa dei miei insuccessi su un personaggio di finzione, recentemente il franchise che ruota attorno a questo personaggio mi è tornato in mente. Chi mi conosce sa che sono sempre piuttosto reticente nell’approcciarmi per la prima volta a un anime o a una serie TV. Con le tante cose che ho da fare (videogiochi, libri, ascoltare musica, suonare… e un po’ di studio, dai) l’idea di impiegare ore ed ore delle mie giornate davanti alle puntate di una serie mi disturba. Non vado quasi mai oltre l’episodio al giorno, e non sempre arrivo ad avere tutta quella costanza. La mia fama mi precede: sono lentissimo nel guardare qualsiasi serie animata e/o non. Non nascondo che si tratta di un piccolo disprezzo per questi media in particolare, nei quali fatico molto a trovare qualcosa che soddisfi i miei standard qualitativi. Quando ho la fortuna di trovare queste perle, concedo significative eccezioni: Neon Genesis Evangelion per gli anime, Twin Peaks e Breaking Bad per le serie TV, su tutti.

Le premesse di “la Malinconia di Haruhi Suzumiya” catturarono subito il mio interesse nel periodo tra le scuole medie e i primi anni di superiori. Era tratto da una serie di libri, ma come anime sembrava davvero particolare, inoltre in quegli anni era un vero fenomeno della rete. Tuttavia non riuscii a guardare tutta la serie; un po’ per colpa dei già citati limiti personali, ma non dimentichiamo che a quei tempi (cavolo, sembra davvero passato un sacco di tempo) i famigerati 72 minuti di Megavideo erano più di un brutto ricordo. La serie non era stato nemmeno doppiata, la mollai dopo poco, per dedicarmi alla prima light novel, che lessi online e in inglese. Ad oggi penso sia l’unico libro che ho letto sullo schermo del PC, esperienza da non ripetere… ma mi piacque parecchio.

Passò molto tempo. Ai tempi del mio secondo tentativo la serie era doppiata in italiano, esisteva già una seconda stagione ed esisteva un film basato sul quarto libro. Ero abbastanza avanti, ma qualcosa di terribile accadde. E addio al secondo tentativo.

Il mio terzo tentativo è terminato con successo qualche giorno fa. Adesso che ho completato gli studi del liceo ho decisamente molto più tempo libero, così ho visto le 28 puntate della serie e il film, rippate da BluRay, in giapponese sottotitolato in inglese. Da un lato mi ha consolato l’assenza di tonnellate di materiale da recuperare… ma quel fenomeno della rete che ricordavo sembra essersi spento.

Il lungometraggio basato su La scomparsa di Haruhi Suzumiya è uscito nel Febbraio 2010, l’ultima light novel risale al Maggio 2011, anche se verrà rilasciata in inglese tra un paio di settimane. Non solo non si parla di nuovo materiale ufficiale, persino la cosa più simile a un sito ufficiale che il franchise abbia non mostra segni di attività e rimanda a un link che non esiste più.

I problemi principali sono 2: lo scandalo sessuale che ha coinvolto la doppiatrice della protagonista nel 2011, e il blocco dello scrittore dell’autore Nanaru Tanigawa. Penso che Kadokawa desideri quanto i fan rivedere le avventure dell’SOS団, ma di novità inedite (e canoniche) neanche l’ombra. Ciò non significa che non ci saranno altre uscite, tra l’uscita originale del nono e del decimo libro vi è un silenzio di ben 4 anni. Ma è vero che, se 28 episodi e un lungometraggio costituiscono quasi sei dei libri, la prosa rimanente non dovrebbe bastare che per una decina di episodi.

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È un peccato. Sono molto affezionato a questo anime e ai suoi personaggi; benché non sia sempre qualitativamente stellare (Endless Eight…) regala dei gran bei momenti, sfiorando i generi più disparati, dal teen drama al giallo. Non è neanche così ingenuo come sembra. Fermare la serie così sarebbe molto deludente, soprattutto perché pochi personaggi hanno avuto modo di esprimere tutto il loro potenziale: il cinico Kyon, narratore della serie, è emerso sin da subito, invece Yuki Nagato è stato un personaggio ben sfruttato nel film. Non ci sono altri sviluppi particolarmente rilevanti.

Probabilmente mi procurerò in qualche modo le light novel in formato cartaceo. Anche per mostrare, nel mio piccolo, che questo fanbase non è morto.